Come rinegoziare i prestiti Inpdap?

Oggigiorno si può facilmente rinegoziare i prestiti INPDAP avvalendosi dell’articolo numero 20 del nuovo Regolamento. Tale articolo prevede la possibilità che il mutuatario (ovvero il soggetto che ha sottoscritto il contratto mutuale) rinegozi con il mutuante (che normalmente è l’istituto di credito che ha finanziato l’operazione) le condizioni di contratto del mutuo. In questo modo si può avere accesso a delle condizioni contrattuali più favorevoli rispetto a quelle precedenti. Oltre a poter modificare il tasso d’interesse adattandolo ai bisogni del mutuatario (occorre specificare, che potrebbe cambiare non solo la tipologia stessa del tasso, ma anche il suo valore), si può trattare sullo spread e sulla durata del mutuo. Tuttavia, vi sono delle condizioni particolari stando alle quali si può accedere alla possibilità di rinegoziare i prestiti INDAP.

 

La prima delle condizioni necessarie è che il mutuatario non sia moroso, e che quindi abbia pagato in modo regolare tutte le rate del mutuo senza avere debiti alle spalle. Altresì, occorre che si verifichi una delle casistiche previste dal Regolamento in vigore dal 1° ottobre 2015. Per esempio, la malattia del mutuatario o del coniuge che riduca la capacità economica della famiglia. Per conoscere tutte le casistiche che permettano di accedere alla possibilità di rinegoziare il presto INPDAP è possibile rivolgersi ai tanti servizi presenti sul web. Non si può rinegoziare l’importo del mutuo, ma soltanto il modo e il periodo in cui colmare il debito. La durata non deve comunque eccedere i limiti imposti dal Regolamento in questione. Qualora il mutuatario avesse 65 anni al momento della richiesta di rinegoziazione, il termine massimo di rinegoziazione sarebbe di soli 15 anni. Il cambio della tipologia di tasso (da tasso fisso a quello variabile oppure viceversa) può essere richiesto soltanto una volta durante tutto il periodo dell’ammortamento.

 

La domanda di rinegoziazione del mutuo va rivolta al direttore INPS della sede più vicina. Quest’ultimo dovrà verificare la presenza dei requisiti necessari, comunicando se la richiesta verrà accettata o meno. La comunicazione dell’esito, positivo o negativo che sia, deve avvenire entro e non oltre un mese dalla data di presentazione della domanda di rinegoziazione. Qualora si ricevesse un rifiuto, si potrebbe fare ricorso entro 15 giorni dalla data di ricevimento della risposta. Ogni rifiuto deve essere accompagnato da una valida motivazione. Per capire meglio come compilare la domanda di richiesta di rinegoziazione del mutuo, è possibile rivolgersi a un professionista oppure utilizzare le tante guide web trovabili su internet. Una volta ottenuta la risposta positiva di rinegoziazione, sarà possibile rinegoziare nuovamente i termini soltanto nel caso in cui si verifica un’altra delle casistiche indicate nel Regolamento.

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